lunedì 2 ottobre 2017

È morto Mauro Peloso: storico consigliere di An, anima del Rione Monti

da secoloditalia.it

Consigliere missino del I municipio di Roma fin dall’89, negli anni difficili del pre-sdoganamento, e poi sempre lì, a “presidiare” il Centro storico capitolino, fino al 2006 quando si candidò al Campidoglio con il Pdl. Monticiano doc, mite ma appassionato, trasparente. È morto questa mattina a Roma Mauro Peloso, 61 anni, monticiano doc. Una vita spesa a destra, sempre a difesa dei cittadini, i più umili, quelli ignorati dalla maggioranza istituzionale di sinistra. Mauro Peloso, che ricoprì anche la carica di vicepresidente del I municipio di Roma, si era “innamorato” del circolo Colle Oppio, di quel clima anti-ideologico che caratterizzò la destra capitolina a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Così si “arruolò”  in Alleanza nazionale, poi nel Pdl, fino ad aderire a Fratelli d’Italia (in “trincea” anche nell’ultima tornata elettorale, a sostegno di Stefano Tozzi, candidato di FdI alla presidenza del I municipio). Impiegato alle poste, sposato con una figlia, era diventato nonno da poco.

È morto Mauro Peloso

«Ci mancherai Mauretto – scrive Federico Mollicone su Facebook –  la nostra comunità umana e politica, come amavi dire, era la tua casa. Non dimenticheremo la tua onestà, la tua mitezza e il tuo animo buono… Te ne sei andato così, all’improvviso. Senza avvisare. Non si fa così, dovevamo vederci, programmare nuove attività nel Rione Monti che era la tua casa, anche ora che l’avevi lasciato. Abbiamo attraversato i decenni insieme. Anni di incredibili vittorie e di sconfitte, sopportate sempre con il sorriso e una battuta. Ho avuto l’onore di governare con te il centro storico, unica giunta di centrodestra nella storia dell’amministrazione romana. Non sei andato via. Sarai sempre con noi in piazzetta a Monti..».

Innamorato della destra “vera”

Veniva dalla Dc, amico personale del senatore Tani, si convertì alla destra per “colpa” di Fabio Rampelli, nell’89 giovane consigliere circoscrizionale missino. «Ero in Consiglio quando cercai di portare con noi Mauro e un altro consigliere, entrambi democristiani limpidi e con il cuore grande, che ci volevano bene e non ci trattavano come appestati – racconta Rampelli – ti guardavano con gli occhi pieni di speranza, speravano che ci lasciassimo alle spalle il neofascismo e diventassimo una destra moderna, per potersi aggregare. Lo si capiva dalla loro complicità: facevano sempre il tifo per noi missini». Il battesimo del fuoco – ricorda il capogruppo di FdI alla Camera – fu in occasione dell’assemblea antirazzista a Colle Oppio in seguito a un’aggressione nel Parco archeologico «quando invitammo Roberto Giachetti, Enrico Gasbarra, e anche Mauro, nonostante i divieti di Fini e di Alemanno». Rampelli ricorda che quel giorno, «a sorpresa, scese le scale della sezione monsignor Luigi Di Liegro, direttore della Caritas. Fu un evento storico mai adeguatamente celebrato. Di lui resterà in ciascuno di noi l’immagine della bontà, un ragazzone tenero e con un cuore troppo piccolo per contenere sentimenti così grandi. Un cuore che alla fine ha ceduto, forse per aver dato molto».

Martedì’ a Roma i funerali

Decine e decine i messaggi sulla bacheca Facebook di Mauro (che poche ore fa aveva pubblicato il suo ultimo commento di gioia per la vittoria della Roma), tra tutti quello dei ragazzi di Colle Oppio “Anima del Rione Monti, Colle Oppio per scelta. Ciao Mauro, fratello nostro”.  I funerali si svolgeranno martedì 3 ottobre alle ore 15 a Romna presso la Chiesa di Madonna dei Monti, nel Rione dove era nato e cresciuto.

lunedì 25 settembre 2017

L’estate se ne va… è ora di seminare!


 da azionetradizionale.com

L’estate se ne va.
 
Il caldo e le giornate di Sole lasciano il posto al primo freddo e alle fitte piogge autunnali. La natura cambia aspetto: arriva la stagione della semina, le giornate si abbreviano, il buio cala e il Sole si ritira. Con esso i colori cambiano: non più quelli sfavillanti della primavera o l’intensità di quelli estivi, le foglie si fanno rosse, marroni e di altre mille tonalità, danno un segno distintivo a questo periodo dell’anno. Tra il grigiore della città ed il clima piatto quasi non ci si accorge del cambiamento: basta un’uscita in montagna, dove tutto ha forma originale e originaria, per rendersi conto della diversità tra i vari momenti.

Come il ciclo solare prevede momenti in cui il sole è al suo massimo splendore e si manifesta in tutta la sua forza come nel Solstizio d’Estate, così nel periodo dell’Equinozio esso si ritira lentamente, per poi risplendere e tornare vittorioso nel magico momento del Solstizio d’Inverno. Equinozio: le ore di luce si equivalgono a quelle delle tenebre. E’ in quello d’autunno che le civiltà tradizionali seguivano il ritmo cosmico dettato dal Sole, in analogia con il contadino che getta il seme nel campo che donerà i suoi frutti. Come lui anche l’uomo d’oggi, se capace di seminare bene in sé stesso, vedrà il fiorire di buoni frutti nel periodo adatto. E’ così che si attendeva la nuova “nascita” del Sole, pronto a dare luce nella vittoria del “Natalis Solis Invicti”. L’autunno, in termini cosmici corrisponde al tramonto (Ovest) e, più in generale, all’età nella quale viviamo, denominata Kali-Yuga o età del ferro, “dove predominano l’ingiustizia, la morte e il dolore. In questa fase ‘fa da re’ il potere economico, l’uomo è impegnato esclusivamente alla ricerca del ‘benessere a tutti i costi’, dimenticando il suo rapporto con il divino. (…) La funzione regale, presente e naturale nell’età dell’Oro, ora si è ritirata e non è più manifesta."

In questo periodo, “ciò che era visibile ora torna a nascondersi e progressivamente si avvicina la stagione oscura e fredda. In questo periodo, non a caso, si celebra la ricorrenza dei morti (…). La luce dell’essere si ritrae dall’esterno, come se vi fosse una lenta morte che avvolge tutta la Natura.”
Ed allora il destino di chi vuole rimanere in piedi è quello di fare luce tra le tenebre, di essere lui stesso luce tra il buio che cala. Non vi è più segno del ritmo solare, nelle città è impossibile vedere un tramonto o un’alba, le stelle non guidano più i navigatori in mezzo al mare e le città sono piene di luci artificiali, come ad esorcizzare la notte.

E’ qui che deve affermarsi l’eroe, armato di spada e fiaccola, la prima per combattere il nemico, l’altra per simboleggiare la veglia durante la notte. In questo momento, più che mai, vige l’ordine: restare in piedi su di un mondo di rovine! L’ora in cui il militante della Tradizione prende su di sé le responsabilità ed è pronto a testimoniare che il principio luminoso è solo sopito, ed è pronto a risplendere. Contro ogni tenebra dello spirito.

Atreju, Fabio Roscani è il nuovo leader dei giovani: “Saremo il peggiore incubo del potere”


Ventisette anni compiuti a giugno, romano, sorriso ironico. Fabio Roscani, alias Fabietto, è il nuovo leader di Gioventù nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, eletto per acclamazione al termine del congresso ospitato nel villaggio di Atreju. Stordito (dalla “vittoria”?), poche ore di sonno, Fabio prende il testimone di Marco Perissa, e prima ancora di Giorgia Meloni, e affida a un post su Facebook le sue emozioni a caldo. “Ho fatto un conto alla fine di questa stagione congressuale: 11.832 chilometri in un mese e uno zainetto pieno di check inm aerei, biglietti del treno e anche di un traghetto. Gli scontrini degli autogrill neanche si contano più. Uno straordinario viaggio in ogni angolo d’Italia… Apro la galleria del mio Samsung e torno a viaggiare con la mente: fotografie di mari mozzafiato, montagne e città incantevoli. E poi tanti volti. Ognuno ha la sua storia e ognuno mi ha lasciato almeno una cosa da raccontare. In questa stagione congressuale di Gioventù nazionale non c’erano voti da prendere, ma era giusto farli tutti questi chilometri. Perché se si vuole rendere grande un movimento devi conoscerlo, devi guardare negli occhi chi ogni giorno gli dedica gli anni migliori della propria vita. Sì, perché nel tempo della socialità virtuale il rischio di perdersi è troppo alto”. Tipo tosto e determinato.

Come ci si sente a guidare il primo movimento giovanile di centrodestra?

Con una grande responsabilità sulle spalle. Per me è un grande onore, spero di esserne all’altezza . Da oggi daremo vita a questa nuova avventura per donare una speranza all’Italia. E questa generazione, non ho dubbi, sarà il peggior incubo dei curvi servi del potere, degli sfruttatori, dei mediocri, dei fatalisti e dei traditori della Patria. Quella che stiamo scrivendo è una incredibile pagina di storia della giovane destra italiana. Una generazione, e non solo il sottoscritto, si sta caricando la responsabilità di far continuare una storia, di non spezzare un filo, di raccoglierne il testimone, di affrontare nuove sfide all’insegna di valori millenari. Abbiamo nemici potenti, lo sappiamo, alcuni invisibili come l’indifferenza, l’egoismo, l’alienazione, che ti tolgono l’anima. Altri che invece sono ben visibili, come la droga, la criminalità la disoccupazione, il materialismo. Contro tutto questo la nostra generazione combatte una guerra silenziosa ogni giorno e ha bisogno di qualcuno che rappresenti un’alternativa. Un esercito di uomini e menti libere che costruiscono un’avanguardia.

Un intervento appassionato il tuo…

Ci ho messo l’anima, perché la posta in gioco è roba da far tremare le vene ai polsi. Mentre stiamo parlando, oggi in Italia oltre il 40% dei giovani non ha un lavoro. Credo che sia arrivato il momento di dire chiaramente che si possono fare tutti i provvedimenti del mondo, chiamarli con il più figo dei nomi inglesi, ma se non si decide in modo strutturale di liberare risorse per gli investimenti, se non si rende vantaggioso ai fini fiscali per un’impresa assumere un giovane dai 24 ai 30 anni, se non si istituisce un fondo governativo per l’auto-imprenditorialità, tutto rimarrà chiacchiere al vento di uno straordinario venditore di fumo.

Ti candidi a guidare la generazione di quelli che non scappano?

Sono mille le sfide che Gioventù nazionale vuole caricarsi sulle spalle per cambiare la narrazione di questi tempi,  nei quali ai giovani è stato fatto credere che sia ambizioso andare a farsi sfruttare in un ristorante londinese. Noi abbiamo il dovere di cambiare e di raccontare con i fatti che esiste un’alternativa. Come dimostra la storia di Giuseppe, che ha deciso di rimanere nella sua Puglia e di aprire un’impresa agricola. Come dimostrano Alessio e Nunzio, giovani soldati poco più che ventenni, sono partiti in missione, lontani dalle loro case e dai loro fratelli di vita, perché servire la Patria è per loro una vocazione. Il futuro della nostra nazione è nelle mani di ragazzi normalissimi, che riescono a fare cose straordinarie. “Tra vent’anni – diceva Mark Twain –  sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite”.

lunedì 14 agosto 2017

"Segnali e bugie: così le Ong proteggevano i trafficanti"



da ilgiornale.it

Lucio M. è addetto alla sicurezza privata della nave Vos Hestia, di Save the children, che ha dato vita all'inchiesta della procura di Trapani sull'Ong tedesca Jugend Rettet. 


Lunga esperienza in polizia, la sua squadra è stata imbarcata dal 5 settembre, all'inizio della missione dell'Ong, fino al 10 ottobre. E si è reso conto che c'era del marcio denunciandolo alle autorità.

Quali sono anomalie e collusioni nei soccorsi dei migranti da parte delle Ong che ha visto coi suoi occhi?
«Durante i miei 40 giorni in mare abbiamo prelevato in tre occasioni dei migranti dalla nave Juventa (messa sotto sequestro dalla procura di Trapani per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ndr). Una volta hanno sostenuto di averne soccorsi 300-400, ma attorno alla nave non c'erano né gommoni, né barconi. I trafficanti che li hanno accompagnati dalla Libia sono tornati indietro con i natanti per riutilizzarli. Poi, in ottobre, non solo io, ma chi era a bordo di nave Vos Hestia di Save the children abbiamo visto che dalla Iuventa si allontanava un barchino ad alta velocità, con due persone, verso la costa. A mio avviso erano gli scafisti che avevano appena concluso il trasbordo di circa 140 migranti».

I membri di Save the children erano consapevoli di ciò che stava accadendo?
«Sì erano consapevoli. Quantomeno a livello di team leader a bordo, che, suppongo, informava i responsabili di Save the children».

Poi c'è stato uno strano caso con degli eritrei?
«Avevano appena sostituito il mediatore a bordo con un giovane italo-eritreo, che non parlava arabo ma tigrino. Guarda caso, solo due giorni dopo becchiamo un barcone con degli eritrei. Ed era stato il responsabile di Save the children a bordo a dare la posizione esatta al comandante. Nessuno dei migranti era in pericolo immediato di vita, ma li abbiamo recuperati lo stesso».

Esiste una chat parallela delle Ong sulla quale arrivano le informazioni sulle posizioni dei barconi?
«So che i team leader di Save the children ricevevano sul proprio cellulare le coordinate delle posizioni dei barconi o gommoni dei migranti».

Quali Ong erano coinvolte?
«A mio avviso la Jugend Rettet (sotto inchiesta, ndr) di nave Iuventa e ritengo coinvolta anche tutte le Ong che ricevevano le segnalazioni come Save the children».

E chi forniva queste informazioni?
«Quasi sicuramente venivano trasmesse o dal territorio libico o da telefoni satellitari in dotazione agli scafisti. Sembrava quasi che si trattasse di appuntamenti».

Le operazioni in mare erano per salvare vite o altro?
«Mai salvato qualcuno che stesse morendo».

I migranti portati in Italia erano profughi o clandestini?
«I profughi veri erano circa il 20%. Per il resto si trattava di gente che voleva rientrare in Italia dopo un'espulsione, soprattuto magrebini. Alcuni mi dicevano: Ero in carcere nel tuo paese. Poi mi hanno espulso e questa è l'unica possibilità per tornare in Italia».

Perché i membri di Save the children non volevano consegnare foto e video dei soccorsi alla polizia?
«A bordo c'era un professionista che riprendeva e fotografava tutte le operazioni. Secondo me per timore che la polizia potesse ricevere immagini compromettenti preferivano dichiarare di non averle».

Anche a lei è stato intimato di non farlo?
«A me e all'intero team della Imi (la società di sicurezza ndr) è stato intimato di non scattare foto, di non avere contatti con le autorità di Polizia, con la Guardia Costiera e di omettere qualsiasi segnalazione che potesse portare alla individuazione di "scafisti" o di persone che detenessero qualcosa di illecito».

Però poi pubblicavano sul loro sito, anche le sue foto?
«É vero. Per esempio con una bambina siriana in braccio, una delle pochissime che andava aiutata. Questa foto è stata postata su tutti i siti di Save the children per ricevere donazioni».

Giravano tanti soldi?
«Il noleggio della nave costa svariati milioni di euro l'anno ed è stata noleggiata presso la Vroon Italia di Genova, dopo mesi di inattività in Egitto. Ma il punto è un altro: Vorrei sapere quanti soldi il governo, le istituzioni hanno dato a Save the children. Una dei membri dell'Ong a bordo ha detto: Ci sono piovuti addosso una pioggia di soldi dalla pubblica amministrazione, che non potete immaginare quanti».

I volontari vengono pagati?
«C'erano rapporti tesi fra i membri di Save the children italiani e gli altri. In questo clima uno di loro un giorno è sbottato dicendo non è possibile che qualcuno fra noi pigli 10mila euro al mese...».

Ci sono coperture politiche, che hanno permesso alle Ong di fare quello che volevano?
«Sì, credo che ci siano».

Perché lei e pochi altri avete parlato alzando il velo sul vero ruolo delle Ong di fronte alla Libia?
«Per fare del bene si può anche sbagliare, in buona fede, ma dopo avere visto, sentito, osservato, toccato con mano, non potevamo tacere. Non erano in buona fede, ma si trattava di qualcosa di pianificato e quindi doloso».
 

giovedì 10 agosto 2017

Ungheria, “l’educazione militare e patriottica” si insegnerà nelle scuole


da secoloditalia.it

Adesso chissà quante glie ne diranno a Viktor Orban, il primo leader europeo che “osò” qualche tempo fa, chiedere alla Ue una gestione intelligente e pianificata dei clandestini. 
Finché, data l’inettitudine e l’inerzia di Bruxelles, non fu costretto a chiudere i confini all’invasione. Adesso che un’altra novità: il governo nazionalista ungherese sta pensando di introdurre corsi obbligatori di “educazione militare e patriottica” nelle scuole. 
Lo ha annunciato il segretario di Stato per l’Istruzione Zoltan Marusza, citato oggi dal quotidiano Magyar Idok. Il governo di Vikor Orban aveva già deciso in luglio di aggiungere una componente militare ai corsi di ginnastica. Ma il progetto esposto oggi va anche oltre: l’educazione “militare e patriottica” riguarda “i contenuti, la percezione della vita, la storia e la geografia”, ha spiegato Marusza. Già a luglio, associazioni di genitori e insegnanti erano insorte parlando di scuola “militarizzata”. E il progetto di aprire 200 poligoni di tiro per far esercitare i giovani aveva alimentato ulteriori polemiche. Al momento l’educazione militare viene offerta come materia opzionale in alcune scuole ungheresi, ma presto le cose cambieranno.

Anniversario disastro di Marcinelle


8 agosto 1956
Anniversario del disastro di #Marcinelle
Tra le vittime 136 italiani emigrati dall'Italia per andare a lavorare nelle miniere del Belgio, italiani che hanno portato sacrifici, forza, sudore al servizio di un'altra Nazione.
C'è stata un'immigrazione che ha aiutato le Nazioni a crescere, e quella di oggi, parassita che chiede vitto, alloggio e connessioni wi-fi.
Paragonare i nostri connazionali morti a Marcinelle con i nuovi figli dell'immigrazione è stupido ed un insulto alla loro memoria.

Il Futuro è nelle Radici

Il Futuro è nelle Radici