domenica 17 dicembre 2017

Il murales per Zicchieri torna al suo posto, la sorella: "Sono commossa"


da ilgiornale.it / di Elenz Barlozzari  

La scritta "sbianchettata" una settimana fa dagli operatori dell’Ama è tornata al suo posto. 
La sorella di Zicchieri è commossa. 

Sono le 19 passate da qualche minuto e il telefono di Barbara Zicchieri emette un suono. 

Le è appena arrivata una foto via WhatsApp: nero su bianco, sul muro di via Gattamelata, si legge “Mario Vive”. La scritta “sbianchettata” nemmeno una settimana fa dagli operatori dell’Ama è tornata al suo posto. Grazie a qualcuno che non si è firmato ma, evidentemente, ha molto a cuore il ricordo di suo fratello. Mario Zicchieri, alias “Cremino”, 17 anni ancora da compiere quando viene freddato a due passi dalla “sua” sezione, quella del Msi del Prenestino. Era un pomeriggio di fine ottobre di quarantadue anni fa. Da allora, sul luogo dell’omicidio, c’è scritto che Mario, per chi lo ama, non è mai morto.

Quando il decoro urbano ha passato un colpo di spugna su quella parete, per Barbara è stato uno choc. Aveva preso carta e penna, e aveva scritto una lettera aperta al sindaco di Roma Virginia Raggi. “Lei che ha la responsabilità di rappresentare Roma” dovrebbe “tener conto della storia”. Anche quella di Mario, “brutalmente assassinato dalle Brigate Rosse”. “Mio fratello – scrive Barbara – è una vittima di Stato” e “l’oltraggio di cancellarne la memoria, mi consenta, è un’offesa allo Stato”. Nessuna risposta.

La foto del “nuovo” murales di Mario rimbalza sui social già dalla prima mattinata di ieri, l’hanno pubblicata i ragazzi della sezione di Fratelli d’Italia di Colle Oppio (chiusa per ordine della stessa amministrazione che poi ha cancellato il ricordo di Zicchieri) e il deputato Fabio Rampelli l’ha rilanciata. A Barbara viene comunicato solo in serata, lo ha scoperto da pochi minuti quando ci risponde al telefono. È un fiume in piena. “Mi sono commossa, ho pianto ti giuro ho pianto, ero sicura che sarebbe stata ripristinata, non ne avevo avuto dubbi”, racconta. “In questo momento non riesco a dire di più, è un sentimento che va oltre le parole, è come se lì ci fosse ancora Mario, gli altri non possono capire, rivederla è stato come rivedere lui, senza non è la stessa cosa”.

Il primo pensiero è quello di avvisare la signora Maria Lidia, che oggi ha ottant’anni e ancora non si dà pace per quello che è successo a Mario. “Mia mamma – commenta – ancora non lo sa, appena glielo dico sarà felicissima”. Ed il secondo va a chi ha rifatto il murales: “Mi rendo conto che è stato un bel rischio, dirgli grazie è poco, ci hanno resi felici, può sembrare niente ma per noi è tanto”. Passata l’euforia, una domanda ricomincia a fare capolino, è sempre la stessa da giorni: “Perché – si chiede Barbara – proprio quella scritta? Sui muri c’è scritto di tutto e di più, io attendo ancora una risposta dalla Raggi, perché proprio la scritta di Mario?”. Alla famiglia Zicchieri, a Barbara, a Maria Lidia e agli altri parenti che da quasi mezzo secolo s’interrogano sulla verità di quel 29 ottobre di tanti anni fa, almeno questa risposta andrebbe data.

venerdì 15 dicembre 2017

Roma avrà una via dedicata a Lando Fiorini


In Campidoglio approvata la proposta di Fratelli d'Italia
per una via a Lando Fiorini al Giardino degli Aranci.
Roma non dimenticherà chi l'ha saputa raccontare come pochi! Ci piace ricordarlo così, con questa foto da giovane insieme all'indimenticabile Alberto Sordi, 2 icone di Romanità.
#fratelliditalia

COMUNE, DA CONSIGLIO OK A MOZIONE PER VIA INTITOLATA A LANDO FIORINI
(OMNIROMA)
Roma, 14 DIC

- Una via nei pressi della zona Aventino-Giardino degli Aranci sarà intitolata a Lando Fiorini, artista romano recentemente scomparso.
E' quanto prevede la mozione, presentata dal gruppo capitolino di Fratelli d'Italia, e approvata all'unanimità in assemblea capitolina questa mattina dopo l'apertura con un minuto di silenzio in memoria del cantante deceduto all'età di 79 anni.

giovedì 14 dicembre 2017

Il terremoto? Ormai non fa più notizia. C’è il fascismo da combattere…


da secoloditalia.it / di Sabrina Fantauzzi

Pericolo fascismo su tutti i media: tv, giornali, radio. Nel frattempo l’Italia centrale, già distrutta dal terremoto, deve provvedere a proteggersi dal freddo. Basta collegarsi su Facebook o cercare sulla rete i giornali locali per capire che cosa stia passando il popolo del cratere, quanta censura ci sia sui tg nazionali o sulla carta stampata. Insomma il terremoto non fa più notizia. 

C’è gente che mette la neve in padella per fare l’acqua calda e lavare i piatti. Famiglie che lasciano aperto nottetempo il rubinetto dell’acqua calda per evitare che le tubature gelino. 
C’è chi invece si dimentica di questo stratagemma e l’indomani sta senza acqua calda. 
Uno degli ultimi status, sulla bacheca Trijjy Pan (Rita di Grisciano, che insieme a Roberta Paoloni sono le pasionarie del cratere accumolese e amatriciano) informa: “Vento che fischia… tremore continuo rumori assurdi di lamiere…e ogni giorno rivivi gli incubi. 

Forse questo è un esperimento della Nasa per testare la sopportazione umana?”. 
Ma quale Nasa? Qui non funziona neppure l’elettrodomestico più amato del Paese, quello che negli anni ’50 costruì l’identità italiana post bellica, favorendo l’unificazione: la tv, la semplice tv. 
Sono due settimane che in alcune zone non si vede. Il segnale non arriva, così i vecchietti ora non hanno proprio più niente da fare… C’è chi, più giovane e vigoroso, è indaffarato con gli operai del Comune, perché si è scoperchiato il tetto, o i pannelli solari non funzionano e se non funzionano i pannelli solari non funziona l’acqua calda. 
Qualcuno combatte con la pozzanghera davanti casa che impedisce di uscire, altri con i listelli del parquet che si staccano. Tutti hanno una comune preoccupazione: la neve. 

La neve che sta arrivando. 
Il popolo del cratere vive, se è fortunato, in casette di 12cm di spessore. Da quelle parti il freddo può arrivare anche a meno 20. Le casette, nelle quali vivono questi italiani che hanno “avuto la sfortuna di sopravvivere sono costate allo Stato 6mila euro al metro quadrato. 
A una cifra simile a Roma  trovi appartamenti sulla Camilluccia o a Prati. Ma i media non ne parlano. Se queste casette (chiamate con un acronimo Sae, sistemazioni abitative di emergenza) le vai a comprare al Mercatone1, le trovi a 800 al metro quadrato. 

Certo, poi ci devi mettere gli arredamenti (che non sono proprio su misura, ma saranno dell’Ikea), mettici anche le opere di urbanizzazione…Insomma sembra difficile capire perché siano costate 6000euro al m2 e perché le amministrazioni siano ancora così in ritardo sulle consegne. 
Alcuni sindaci, di fronte al collasso strutturale, lamentano: “Noi lo avevamo detto che queste abitazioni potevano andare bene per il mare, ma non certo per zone di montagna”. 

Ci sono altri sindaci che hanno preferito prendere un intero quartiere Erp (edilizia residenziale pubblica) e consegnato chiavi in mano ai terremotati. Almeno stanno in una casa vera e propria. Non come quei poveri disgraziati di Accumoli, di Amatrice, e di Visso…dove ci sono ancora persone speranzose che vivono in roulotte. Ma di queste cose non parla nessuno. Dove stanno i grandi giornalisti d’inchiesta? Anzi, dove stanno i giornalisti… Sono impegnati in altro di più importante: il fascismo sta per tornare. 
Ma voi popolo del cratere che ne sapete? 
La tv non la vedete, i giornali non v’arrivano, internet neppure… Che ne sapete dell’aria da cittadella assediata dai fascisti che viviamo qui a Roma e nelle città del nord d’Italia. Gli antifascisti hanno fatto una manifestazione, a Como, chiamando a raccolta tutti i democratici d’Italia. Hanno sfilato tutti insieme, anche i ministri Graziano Delrio, Maurizio Martina, Roberta Pinotti, Andrea Orlando, Valeria Fedeli, Marianna Madia, la Camusso, segretario generale della Cgil e il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, candidato alle regionali. C’era ovviamente Matteo Renzi. Tutti a cantare l’inno partigiano “Oh bella ciao”. Chissà se qualcuno di loro avrà mai partecipato a una manifestazione pro-terremotati. 

Che poi, chiediamoci perché le manifestazioni a sostegno del popolo del cratere e della ricostruzione debbano farle solo chi ha subito il terremoto, come se fosse solo “cosa nostra”. Ma anche qui, tutti tacciono. Qui si spera solo che arriverà il giorno in cui scoppierà lo scandalo, in cui uscirà fuori tutto: le ruberie, i ritardi, le inefficienze. 

E i giornalisti che diranno allora? Li sentiremo dire “non lo sapevamo, nessuno mi ha avvisato”… “Mi mancavano le fonti”… No, colleghi, oggi le cose si sanno, si vedono, la gente parla e documenta tutto sui social e tramite i social. Perché i social, questi montanari, li usano eccome… Molto meglio loro che i tg nazionali pagati coi soldi pubblici dove la storia è sempre quella, va tutto bene madama la marchesa… Ma loro stavano combattendo il fascismo.

mercoledì 13 dicembre 2017

Lettera alla Raggi: “Lei ha oltraggiato la memoria di mio fratello Mario Zicchieri”



da secoloditalia.it
 
È una vera e propria denuncia al sindaco di Roma, Virginia Raggi, responsabile di un’ennesima offesa alla città. Un’offesa inaccettabile: la rimozione a opera del murale dedicato a Mario Zicchieri, per tutti Cremino, il giovane missino appena sedicenne che fu freddato da un commando di brigatisti rossi il 29 otttobre 1975 a via Gattamelata nel popolare quartiere Prenestino a Roma. A firmarlo è la sorella di Mario, Barbara Zicchieri

“Lei oggi a Roma, grazie al voto dei cittadini Romani, ha il mandato di sindaco e la responsabilità di rappresentare la nostra amata Città Eterna.

La mia città, la nostra città è certamente molto complessa, e so bene la grande complessità che si deve affrontare per gestirla. Comprendo pure la Sua difficoltà nello svolgere il ruolo che ha, e spero che lei abbia compreso che questa città è il risultato di oltre 2.500 anni di sistemi, di eventi di personaggi, che l’hanno fatta crescere nel corso della sua gloriosa Storia.

Lei oggi, ne sono certa, nella gestione di questo sistema estremamente complesso deve tenere sempre e primariamente conto proprio della Storia! Anzi .. Non può non tenerne conto!

Ma così non sembra… Lei è nata a Roma, ma solo nel 1978!

Lei probabilmente a scuola ha studiato, certamente con impegno e solerzia, la Storia di Roma, ma credo che la storia recente (e per intenderci quella degli anni ’70 – ’80) forse le sfugge..!

Ma posso permettermi di rammentargliela. Nel 1975 (e lei ancora non era nata) un ragazzo di 16 anni, impegnato politicamente (il colore politico non conta) lottava per ottenere l’illuminazione pubblica nel suo quartiere (il Prenestino). E solo perché era un ragazzo di destra veniva brutalmente assassinato dalle Brigate Rosse. (sono certa che Lei ha sentito parlare delle BR, le stesse che nell’anno in cui Lei nasceva assassinavano l’onorevole Aldo Moro).

Il vuoto lasciato da quel ragazzo di 16 anni, nel cuore della sua Mamma, dei famigliari, è rimasto incolmabile, ed ancora oggi senza una verità.. E ugualmente incolmabile è, ancora oggi, quel vuoto, sebbene trascorsi 42 anni, nel cuore di chi come lui continua ad amare il proprio quartiere e che ha eletto, quella Vittima innocente (perché a 16 anni si è innocenti), quale simbolo con cui identificarsi nel proprio quartiere. E ciò a prescindere dal “credo politico”.

Il sacrificio di Mario Zicchieri (nella storia del suo Quartiere, nella sua Città di Roma, nella nostra Italia) non potrà mai essere dimenticato, semplicemente cancellando un murale. La memoria di quel ragazzo di 16 anni, continuerà a vivere nei cuori di chi l’ha conosciuto, e di chi ne conosce la Storia!

Mio fratello è stato una “Vittima di Stato”, ma questo forse Lei lo sapeva già. E l’oltraggio di cancellarne la memoria, mi consenta,  è un’offesa allo Stato, quello Stato cui Mario ha donato il sangue!

Barbara Zicchieri

lunedì 11 dicembre 2017

L'oltraggio al caduto missino: la Raggi fa cancellare il murales


da ilgiornale.it / di francesco boezi

Il murale per Mario Zicchieri non c'è più. "Cremino", così come era stato soprannominato, era un militante della sezione missina del Prenestino. 

Venne ucciso da un commando giudicato vicino alle Brigate Rosse il 29 ottobre del 1975, a soli sedici anni. Nella giornata di ieri, gli addetti dell'Ama per il decoro urbano della città di Roma Capitale hanno cancellato la scritta "Mario Vive" dalla facciata del palazzo che ospitava la storica sezione del Movimento Sociale Italiano. Un murale presente nel quartiere da un quarantennio che aveva resistito ai tanti tentativi di "sbianchettamento" operati da certa sinistra nel corso degli anni. Ma quale collegamento c'è tra la rimozione della scritta e l'operato di Virginia Raggi? Secondo i dirigenti di Fratelli d'Italia, la responsabilità è tutta del sindaco di Roma. Senza l' approvazione dell'amministrazione comunale - insomma - la cancellazione non sarebbe stata possibile.

Dopo lo "sfratto" dalla sezione di Colle Oppio, questo sarebbe un altro colpo inferto dalla Raggi alla destra romana. "Virginia Raggi, sprovveduta, ignorante o alla ricerca del voto dell’estrema sinistra? In ogni caso è penoso rimuovere il ricordo di un ragazzo ucciso, a 16 anni, dalle Brigate Rosse", ha scritto su facebook Fabio Rampelli, Capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia. Gli fa eco Maurizio Politi, consigliere comunale di Fdi a Roma che a Il Giornale.it ha dichiarato: "Nessun sindaco si era mai permesso di offendere in questo modo la memoria di un ragazzo. Cinque anni fa - sottolinea Politi - grazie all'approvazione all'unanimità del consiglio municipale, dedicammo a Mario anche il giardino su Piazza dei Condottieri". E ancora: "Riconsegnammo alla storia uno dei periodi più brutti della nostra città e mai ci saremmo aspettati che una forza politica come il M5S distruggesse questo percorso". Il partito guidato da Giorgia Meloni ha annunciato la presentazione di un'interrogazione scritta alla Raggi.

I colpevoli della morte di Mario Zicchieri sono rimasti impuniti. Alcuni brigatisti "indicati come coinvolti" nell'episodio sono stati assolti in appello. Il sindaco Raggi ha più volte espresso la propria soddisfazione per la riqualificazione dei quartieri romani tramite la street art. I giardini sul tetto della stazione Jonio sono stati arricchiti con murales sul film "Ladri di biciclette". E sempre il sindaco di Roma ha incontrato "Maupul", lo street artist che ha raffigurato Papa Francesco intento a giocare a tris sul muro di un palazzo a Borgo Pio. I murales - insomma - come forma artistica in grado di migliorare le zone di Roma. Tranne nel caso di Mario Zicchieri: in questa circostanza l'amministrazione grillina pare abbia preferito usare il bianchetto. La motivazione dell'intervento, forse, è ascrivibile alla presenza di una croce celtica posta di fianco al nome del caduto. La destra romana, intanto, sembra intenzionata a voler riprodurre la scritta.

venerdì 8 dicembre 2017

Destra. Roscani (GN): “Dopo Trieste lanciamo un appello generazionale”


da barbadillo.it

Al congresso di Fratelli d’Italia, svoltosi a Trieste il 2 e 3 dicembre, uno degli interventi conclusivi è stato quello di Fabio Roscani, presidente del movimento giovanile Gioventù Nazionale, che fa riferimento al partito meloniano.

Gioventù Nazionale, dopo il congresso di settembre, sembra esprimere un grande attivismo. Come sta andando il radicamento sul territorio?

È vero, Gioventù Nazionale, dopo il congresso nazionale svolto ad Atreju a Settembre, sta esprimendo un grande attivismo. È stato evidente a tutti il grande entusiasmo con il quale i ragazzi di Gioventù Nazionale stanno affrontando questa nuova fase e le sfide che ci attendono.  In soli due mesi abbiamo organizzato 4 eventi di grandissimo livello, da “Legio”in Campania, all’assemblea di Gioventù Nazionale di “Prima le Idee” in Puglia, fino ad “Empireo” a Casale Monferrato e ad “Arcadia” in provincia di Bologna. Eventi partecipatissimi con un livello di analisi e contributi politici molto importanti. Il radicamento sul territorio è evidente e lo abbiamo visto anche al Congresso Nazionale a Trieste, dove Gioventù Nazionale contava più di 350 delegati eletti in tutte le province, oltre ai membri di diritto. La strada è tracciata, il movimentismo giovanile a destra esiste ed è forte. Per numero di tesserati ci attestiamo come il primo movimento giovanile nella metà campo del centro destra.

Com’è il rapporto con il partito? Vi ponete in modo critico o costruttivo?

Il rapporto con Fratelli d’Italia è oggi molto costruttivo, Giorgia Meloni a Trieste ha fatto una relazione congressuale da sottoscrivere in ogni sua parola, efficace e coraggiosa anche su temi che sono molto a cuore ai ragazzi di Gioventù Nazionale, uno su tutti il tema della politica estera: fummo tra i primi a dire che la Russia doveva essere un partner fondamentale in particolar modo nella lotta al terrorismo islamico e che in Siria, tra Assad e l’ISIS con i suoi più o meno occulti sostenitori non c’è alcun dubbio, siamo con Assad!

Dopo il congresso di Trieste, cosa chiedete al partito?

Contribuiremo come Gioventù Nazionale alla costruzione del programma di governo di Fratelli d’Italia, stiamo lavorando alla stesura di un manifesto generazionale che parta dai temi della campagna nazionale “Ricostruiamo l’Italia”, lanciata all’Aquila ad inizio Ottobre. I giovani italiani che rappresentano la fetta maggiore della forbice dell’astensionismo tornano ad avere qualcuno che li rappresenti. D’altra parte dopo essere stati insultati dai diversi ministri negli ultimi anni con epiteti come “choosy“, “lavoratori sfigati”, “bamboccioni”, “finalmente fuori dai piedi”, li capisco se non sono andati a votare. Ecco da oggi hanno qualcuno che li considera la vera risorsa dell’Italia e non il problema, mentre Il Pd e Laura Boldrini, ma anche il Movimento 5 Stelle che su questi temi va a braccetto con la sinistra, hanno già scelto invece le loro “risorse”.

Il movimento giovanile è storicamente il luogo dove ci si forma una coscienza alternativa rispetto a quella dominante, per portarla successivamente nelle professioni e nelle istituzioni. Come sta lavorando GN in questo senso?

Dico sempre che la politica è missione e servizio quindi chi entra in Gioventù Nazionale non lo fa per fare carriera, ma con una libera scelta di adesione ad un sistema di valori e di una visione del mondo. Questi valori vanno trasmessi in qualsiasi ambito della vita, in famiglia, con gli amici, a scuola, all’università e nella propria professione. Alcuni di noi saranno poi chiamati a servire il proprio popolo nelle istituzioni e anche lì faremo la differenza. Già nelle scorse amministrative nelle liste di Fratelli d’Italia è stata eletta una pattuglia di oltre 50 ragazzi e ragazze di Gioventù Nazionale. Vedrete che faranno un ottimo lavoro. Gli Italiani si fidano e si sentono rappresentati più da un ragazzo che ha fatto militanza politica per anni, donandosi senza ricevere nulla dalla politica, rispetto a persone che improvvisamente scoprono una passione politica. In molti fanno comunque bene, ma il rischio che lo facciano solo per prendere una poltrona è notevolmente più alto.

GN come si pone verso le elezioni? Chiederete quote giovani e candidature?

Ho detto nel mio intervento a Trieste che Gioventù Nazionale continuerà a dare il suo contributo convintamente, senza essere strumentalizzata da nessuno, che la nostra generazione cammina con le proprie gambe e che abbiamo acceso una speranza vera di cambiamento. Gli italiani su chi dovrebbero riporre le proprie speranze se non nei propri figli? Non chiederò quote “giovani”, non mi hanno mai appassionato le quote “panda”, non siamo in via di estinzione, credo nel merito e sono convinto che i giovani più meritevoli conquisteranno i propri spazi senza aver bisogno di cooptazioni. Mi batterò per i meritevoli e i competenti affinché possano fare del loro meglio per l’Italia, non per le quote “panda”.

Quali sono ora i progetti a breve termine?

Continuerò a girare l’Italia, a fare chilometri per guardare negli occhi chiunque ha deciso di dedicare la sua vita ad un progetto visionario come il nostro. Tra 30 anni forse raccoglieremo i frutti delle nostre intuizioni e orgogliosi guarderemo l’Italia migliore di quella che abbiamo oggi. Continuerò a fare il militante di ogni federazione di Gioventù Nazionale, il rapporto diretto e costante con tutti nell’epoca della socialità virtuale è fondamentale, altrimenti c’è il rischio di perdersi. Mi faccio forza con il calore e l’entusiasmo di tutti, ed oggi che cresciamo sempre di più i nostri detrattori faranno di tutto per infangare il nostro cammino e ciò che siamo. Abbiamo lanciato un appello alla nostra generazione: non mollate mai! Interpretiamo il nostro tempo per donare un futuro all’Italia. Per dirla con De Cervantes: “I cani abbiano, vuol dire che stiamo avanzando”.

Consegnate le firme contro lo Ius Soli


Fratelli d'Italia ha raccoltoin poco tempo oltre 131mila firme per dire #NOIUSSOLI
la legge con cui la sinistra vuole rendere automatica la cittadinanza per gli immigrati. 
Ieri siamo andati davanti al Quirinale per consegnare le firme al Presidente della Repubblica Mattarella. La petizione può essere sottoscritta attraverso il sito www.stopiussoli.com

giovedì 7 dicembre 2017

A Colle Oppio Virginia Raggi sfratta la storia della destra romana


da linkiesta.it / di marco sarti

I vigili sono entrati a Colle Oppio alle cinque di mattina del 31 ottobre scorso. Dopo l’irruzione hanno chiuso per morosità la sede di Fratelli d’Italia, messo i sigilli al circolo e cambiato la serratura. Sgombrando in un colpo solo settant’anni di storia politica. È qui, a due passi dal Colosseo, che sorge uno dei luoghi più evocativi della destra italiana. In questa parte dell’Esquilino, dove Traiano aveva edificato le sue terme, si ritrovarono nel dopoguerra i primi esuli istriani e dalmati. 
Scappati a Roma dalle vendette titine, trovarono accoglienza in un locale interrato «che scavarono letteralmente a mani nude», racconta oggi il presidente del circolo Federico Mollicone. Con loro c’erano anche alcuni ex combattenti della Repubblica sociale, rappresentanti di un mondo sconfitto ma ancora vivo.

Nel 1948 a Colle Oppio apre una delle prime sezioni del Movimento Sociale. Viene ribattezzata “Istria e Dalmazia”: un luogo ideale più che una sezione di partito. Le difficoltà di quella comunità rispecchiano l’ambiente. La sede è un locale umido, senza finestre, si trova un metro e mezzo sotto il livello della strada. Tre stanze, bagno e sottoscala. «Uno spazio inadatto a qualsiasi attività pubblica, come ha certificato anche il Campidoglio» insiste Mollicone. «E tutti i giovani che negli anni a seguire sono cresciuti in questo circolo lo sanno bene. Siamo pieni di reumatismi». Qualche giorno fa lo scrittore Antonio Pennacchi ha rivelato di aver frequentato quella sezione durante la sua militanza nera. A Colle Oppio ci ha trascorso una notte nel 1966, “a guardia da temuti attacchi comunisti”. Un bel resoconto, pubblicato sul Fatto, racconta quella comunità e la sua piccola sede. «Solo mattoni sgarrupati sui muri e sulle volte, e secchi per la colla, tavoli e palanche su cui sedersi e manifesti della fiamma. Niente di più, niente d’artistico, solo - al massimo - qualche busto del Duce».

Adesso su quella storia ci sono i sigilli del Campidoglio. Ufficialmente la sindaca Virginia Raggi denuncia una vicenda di morosità, un immobile pubblico con un contratto d’affitto scaduto da quasi mezzo secolo. I militanti cacciati raccontano un’altra verità. La convenzione con il comune risale al 1959, c’è un contratto rinnovato fino al 1972. Poi di quegli accordi si è persa traccia tra i fascicoli conservati nei polverosi archivi capitolini. Fino a quando, sotto il commissario Tronca, l’immobile è tornato di attualità. Pochi anni fa Fratelli d’Italia e il Campidoglio hanno aperto un dialogo per trovare un’intesa economica. L’altra notte, mentre gli eredi del Msi ancora attendevano una risposta dagli uffici del Comune, è arrivato lo sfratto. «Ma non siamo morosi - racconta ancora Mollicone - Come dimostrano gli atti in nostro possesso abbiamo già sanato gli ultimi cinque anni, siamo in regola». È una vicenda di soprusi e potere, dicono i dirigenti di Fratelli d’Italia. Forse persino una vendetta politica. Nel solo centro storico di Roma ci sono quasi 600 immobili pubblici nella stessa situazione - locali di pregio ben maggiore - perché procedere con tanta urgenza a questo sgombro? «È un atto illecito che a pochi giorni dalle elezioni di Ostia colpisce la sede storica del principale partito di opposizione - tuona il presidente - Neanche in Corea del Nord...».

I ricordi tornano al secolo scorso. Per la destra romana questo è un luogo leggendario. Negli anni Cinquanta Colle Oppio diventa il riferimento per le organizzazioni giovanili che gravitano attorno al Movimento Sociale. Ma il ritrovo dei neofascisti è anche un punto di aggregazione per l’intero quartiere. I militanti di allora ricordano la creazione di una improvvisata balera, i tavoli di biliardino. Qualche anno più tardi sarà allestita anche una palestra di pugilato. È un modo per rimanere vicini alle radici popolari del rione, dove già sorgeva l’Audace di Primo Carnera. Negli anni Settanta Colle Oppio deve attraversare gli anni di piombo. Bombe e scontri, agguati e pestaggi. La violenza politica scandisce quel periodo drammatico. Chi conosce le vicende del circolo ricorda almeno tre attentati incendiari, ne seguirà un altro negli anni Novanta. È una storia di sangue che qui non hanno mai dimenticato. Militava a Colle Oppio Stefano Recchioni, una delle tre vittime di Acca Larentia. Era il 1978, ancora oggi nella sede di Fratelli d’Italia è conservato il calco della lapide di bronzo scolpita dalla madre del giovane.

«Per i neofascisti appassionati di Tolkien, quei ruderi sono diventati una nuova “Contea”» ha raccontato Luca Telese nel suo Cuori Neri. «E tutta la toponomastica del quartiere viene ridisegnata e ribattezzata secondo nomi e coordinate immaginarie che riecheggiano la cronaca, la politica, i punti cardine del loro vissuto. Per dire: la scalinata di piazza Iside è stata ribattezzata "scalinata Mantakas”, il confine della zona sicura - la cancellata di via Labicana che delimita il parco di Colle Oppio - è il “muro di Berlino”. Insomma, è la loro Contea. Ma una Contea che al pari delle più insicure cittadelle medievali si sente assediata: gli assalti alla sezione, la guerriglia con i rossi, con gli extraparlamentari di sinistra che si staccano dal corteo ogni volta che passano dalla vicina via Cavour, sono il pane quotidiano».

La storia di questo luogo si perde nelle leggende della destra. Secondo alcuni sarebbe nata proprio in questo circolo l’ostentazione della croce celtica. Il simbolo di una comunità militante che all’inizio, invano, gli stessi dirigenti del Msi provarono a vietare. Probabilmente non è neanche vero. Ma Colle Oppio è anche molto altro. Negli anni Ottanta la sezione diventa un’officina di idee. Avanguardia e tradizione. Cercando di superare il solito approccio nostalgico, si sviluppa l’attenzione per l’ecologia e l’associazionismo. Il circolo missino si lega alla figura di Fabio Rampelli, oggi capogruppo di FdI a Montecitorio, e diventa il luogo di aggregazione della comunità politica dei Gabbiani. Si sperimentano nuovi prodotti editoriali, crescono i gruppi musicali d’area. «Colle Oppio ha anticipato i tempi» racconta orgoglioso il presidente Mollicone. In qualche modo si vogliono tagliare i legami simbolici con un passato che i militanti non hanno vissuto, prima di tutto per motivi anagrafici. Si cercano di superare le contrapposizioni degli anni Settanta tra destra e sinistra. Si organizzano iniziative di solidarietà per i senzatetto del quartiere e nasce una collaborazione con la Caritas di don Luigi Di Liegro. Sono gli anni della metapolitica, la nascita delle strutture di volontariato e le associazioni culturali e ambientaliste. Su tutte Fare Verde, presieduta da Paolo Colli.

Una storia di parte, certo. Legata a un periodo lontano in cui la militanza aveva ancora un significato. Un percorso che arriva fino ai nostri giorni. «Colle Oppio è un santuario della destra, ma anche una comunità viva» spiega Mollicone. Oggi conta seicento iscritti, è il circolo di Fratelli d’Italia più numeroso del Paese. Ospita comitati di quartiere e associazioni. E come spiegano fin troppo orgogliosi i suoi militanti, rappresenta un argine al degrado del parco. «Colle Oppio non è un luogo di individualismi e carrierismo - insiste il presidente - ma il simbolo di una comunità che fa politica». Lo sfratto dei vigili è l’ultima pagina della vicenda. Adesso la comunità di destra si prepara all’ennesima battaglia, stavolta legale. Gli avvocati di Fratelli d’Italia stanno formalizzando gli atti per opporsi all’intervento del Campidoglio. Intanto si valutano gli estremi per procedere contro sindaco e comandante dei vigili per abuso d’ufficio. A mali estremi, qualcuno ha proposto persino di occupare l’immobile. «Siamo sereni ma determinatissimi - dice Mollicone - in ogni caso nessuno ci potrà togliere Colle Oppio».

mercoledì 6 dicembre 2017

Assalti, censure e violenze in università I blitz dei centri sociali non scandalizzano


 da ilgiornale.it
Clima da Repubblica di Weimar, nazismo alle porte, l'ombra nera sull'Italia. Il blitz degli skinhead ha svariati precedenti, ma a sinistra. 


Aggressioni, minacce, lanci di uova, però più politicamente corretti rispetto a quattro teste rasate, e quindi non meritevoli di allarme per la democrazia in pericolo. Eppure a lungo, per un giornalista come Giampaolo Pansa colpevole di aver messo in discussione la vulgata partigiana sulla guerra civile italiana dopo l'8 settembre, è stato quasi impossibile presentare un semplice libro, considerato negazionista dall'estremismo rosso che accoglieva le presentazioni con insulti, minacce, propaganda a pugni chiusi. Qualche cenno di solidarietà in privato dai leader di sinistra, ma mai pubblico, perché Pansa è un diffamatore della Resistenza, un nemico del popolo. Identica sorte toccata ad Angelo Panebianco, editorialista del Corriere e docente all'Università di Bologna: «Fuori i baroni dalla guerra», gli hanno urlato i collettivi lo scorso febbraio, durante la sua lezione. «Panebianco cuore nero», la scritta lasciata dai centri sociali sulla porta del suo ufficio anni fa.

Imbarazzo, silenzio e poco altro anche per Salvini, nel mirino dei centri sociali, più violenti degli skin head, ma col lasciapassare politico. Il leader della Lega è stato aggredito più di una volta, a Bologna gli hanno sfasciato il vetro dell'auto, in Umbria gli antagonisti lo hanno accolto a sputi e cori «stron..», a Napoli hanno scatenato una guerriglia con sassi e molotov, violenze annunciate con la massima tranquillità alla vigilia («Non assicuriamo un corteo pacifico») senza creare indignazione, anzi (il sindaco de Magistris è con i centri sociali). A Milano sempre i centri sociali hanno distrutto un gazebo della Lega e malmenato due militanti. Scene che si ripetono, senza che mai si parli di un «allarme centri sociali», mentre quattro skin bastano per mobilitare le massime istituzioni.
A Daniela Santanchè, donna di destra quindi meno rispettabile, ha raccontato in diretta, mentre discuteva di ius soli con Fiano del Pd (il deputato che vuol mettere in carcere chi ha una immagine di Mussolini in casa) di aver ricevuto un tremendo insulto più minaccia di morte come se niente fosse («Mi è appena arrivato su Twitter Sei una put... da uccidere»).

Ancora a Napoli l'ex candidato sindaco di centrodestra, Gianni Lettieri, denunciò un'aggressione per strada da parte degli attivisti di una casa occupata. Ne sanno qualcosa gli ex ministri Renato Brunetta e Mariastella Gelmini, bersaglio prediletto degli attivisti e centri sociali per le battaglie sui furbetti della pubblica amministrazione e sulla scuola, feudo della contestazione di sinistra. Brunetta, durante un convegno, fu vittima di un blitz della «Rete dei precari» fischi, insulti, striscioni a cui replicò definendoli «l'Italia peggiore». Non l'avesse mai fatto: «Diecimila post di insulti, minacce, addirittura pallottole, sul mio profilo Facebook. Molti legati anche alla mia statura fisica» calcolò l'allora ministro, sempre preciso anche nella contabilità degli insulti ricevuti. Per la Gelmini, si inventò persino un No Gelmini Day, con i collettivi studenteschi in piazza, al grido «Ci vogliono ignoranti, ci avranno ribelli», ma pure senza un chiaro nesso logico «Siamo tutti antirazzisti e antifascisti».
Coi fumogeni e i lanci di uova. Tanto i fascisti sono solo a destra. PBra

domenica 3 dicembre 2017

Il nuovo simbolo di Fratelli d'Italia



Ecco il nuovo simbolo di Fratelli d'Italia
#appelloaipatrioti 

Congresso Fdi, Meloni: "Voglio vincere con il centrodestra"



da ilgiornale.it

Al PalaRubini al lavoro circa 4mila delegati da tutta Italia del partito guidato da Giorgia Meloni. In un incontro coi giornalisti la presidente di Fdi ha detto che vuole "vincere con il centrodestra, l'unico che può dare un governo coeso all'Italia".

Meloni ha ammesso che vi sono ancora "diverse sono le cose da chiarire" nella coalizione, e tal proposito ha annunciato che si ci sarà un incontro con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Poi ha confermato di essere la candidata alla presidenza del Consiglio di ministri di Fratelli d'Italia, "arrivando dove gli italiani mi faranno arrivare". "Siamo la terza via del centrodestra", ha aggiunto Meloni, che vuole ribadire "prima gli italiani, prima la difesa del nostro lavoro e della nostra identità" perché non vogliamo che "modelli esotici sostituiscano gli italiani". E' ovvio, ha quindi sottolineato, che la leadership nel centrodestra non risolve tutta la questione. Il caso siciliano, ha aggiunto, dimostra che non si vince al centro o con identità sbiadite e un voto a Fdi rappresenta "un voto contro gli inciucio e senza futuri inciuci con Pd e Cinque Stelle": Fdi, ha aggiunto la Meloni, ha messo in sicurezza la storia della destra in Italia, ora però serve un salto di qualità.